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CROCE DEL MIO CUORE

 

 

DEBORA CAPRIOGLIO

in

CROCE DEL MIO CUORE

scritto e diretto da
Giancarlo Marinelli

 

con Luca Donin

Scene: Stefano Pivetta

Musiche: Giovanni Tirindelli

Luci e suono: Stefano Mantovan, Gianlorenzo Naccari, Andrea Valentini

 

SINOPSI

Nausica, dopo anni di lontananza, torna nel suo paese natale, (un piccolo centro di campagna sperduto nella provincia veneta), e dà appuntamento al fratello Luca, parrocco del paese, in una vecchia casa diroccata dove, da ragazzi, i due fratelli erano soliti rifiugiarsi per sfuggire dalla morsa implacabile dei fallimenti di una famiglia oppressiva.
I due fratelli appartengono a pianeti distanti, apparentemente inconciliabili: Nausica ha passato la sua giovinezza cambiando costantemente amori, case, idee, valori, mentre Luca, il fratello parrocco, ha continuato a vivere nel paese di provincia tenendo fede ostinatamente alla sua missione e al suo compito.

Nausica domanda un aiuto al fratello, (che già nel passato si era dovuto sacrificare per cercare di porre rimedio ai tanti errori compiuti dalla sorella), vista che la giovane donna gli confida di essere incinta e di non avere risorse economiche per affrontare la gravidanza; Luca è costretto a negare il suo aiuto visto che negli ultimi tempi è finito nei guai a causa del dissesto finanziario che ha colpito la casa d’accoglienza per anziani di cui il prete è il presidente.
Nel gioco al massacro di accuse, rimpianti, bugie, tradimenti, omissioni, confidenze, l’incontro fra i due personaggi si dipanerà in un ribaltamento improvviso dei ruoli, delle identità e degli equilibri; fino all’amaro, inaspettato, epico sacrificio finale….

 

 

NOTE DI REGIA


L’idea di raccontare la storia di Gesù Cristo mi perseguita fin da bambino. Anzi, molto più semplicemente e grandiosamente, l’idea di Gesù Cristo mi ossessiona fin dall’infanzia.
L’idea del sacrificio, del riscatto, della redenzione, dell’amore per l’altro da sé, vissuto e consumato fino alla morte; l’amore sublimato e divinizzato proprio dalla morte.
“Croce del mio cuore” è un’altra tappa di questo discorso sulle Stigmate e sulla Cristologia del presente che ha accompagnato sistematicamente i miei libri, (“Amori in stazione” e “Dopo l’amore”), i miei film, (“Scano Boa” e la versione televisiva de “L’uomo dal fiore in bocca”), e il mio precedente lavoro teatrale, (“Faurè Notte 13”).
In questo mio ultimo lavoro, come si evincerà dalle rappresentazione, Cristo rinasce, ricompare in una casa diroccata qualunque, in un paese perduto nella campagna, e prende le sembianze di una giovane donna “sbandata”, consumata dall’esistenza e dalle trappole letali della modernità; una giovane donna bella come un topinambur, santa nella sua svelata carnalità, e puttana nella sua pudica santità, (per parafrasare Fassbinder).
E non è casuale che a fare le spese di questa rivelazione sia un prete in crisi con se stesso e con la sua missione; un uomo ossessionato dall’idea di dover proteggere anche ciò che non ha mai avuto, (la sua famiglia e, più ancora, la sua fede), e dalla convinzione dogmatica ed ostinata di perseguire fin in fondo un compito, una funzione che ad un tratto gli sembrano indecifrabili, inutili, assurdi.
“Se Cristo rinascesse, rinascerebbe femmina”, questa la battuta più ricorrente e più drammaturgicamente pesante di tutto la commedia; e la purezza del sacrificio, del nuovo e mai ultimo immolarsi per ripianare i debiti della carne e per mondare le macchie dei peccati, (sempre meno originali…), altro non poteva essere che quella che irradia lo sguardo di una donna.

Giancarlo Marinelli

 

 

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